Scrivendo ai cristiani di Corinto, l’apostolo Paolo dichiarò di vivere tenendo lo sguardo fisso "non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne" (2 Cor. 4:18).
La sua prospettiva esprimeva quello che dovrebbe essere il convincimento di ogni credente: la vita terrena, lungi dall’essere l’unica, è solo un breve passaggio verso un’esistenza eterna alla presenza di Dio.
Il vero significato della nostra vita presente, dunque, non si trova nelle cose effimere che la caratterizzano, ma nei valori eterni di Dio.
Ma se questo è vero, com’è vero, allora perché molti cristiani si lasciano prendere così tanto dalle cose terrene?
Perché fanno dipendere la loro serenità e la loro stabilità da realtà meramente circostanziali e destinate a svanire?
Perché, in altre parole, cercano di trovare significato, sicurezza e pace in situazioni e relazioni puramente temporanee, che, per loro stessa natura, non possono che deludere le loro aspettative?
La delusione, poi, genera scontentezza, amarezza, rabbia, invidia e il desiderio impulsivo di possedere sempre più di ciò che, tuttavia, continuerà a deludere, trascinando la persona in un vortice deleterio di costante insoddisfazione e inquietudine.
In questo libro, l’autore affronta queste problematiche con quella fedeltà biblica e sensibilità pastorale che lo contraddistinguono. Il suo invito al lettore è niente di meno che questo: riconsiderare l’intera esistenza alla luce dell’eternità.
Infatti, quando il cuore e la mente sono rivolti alle cose eterne, la prospettiva cambia completamente: ciò che prima sembrava essenziale perde il suo potere illusorio, mentre ciò che è realmente importante acquista il suo vero valore.
Solo con questa consapevolezza possiamo vivere secondo i valori del vangelo, orientando le nostre scelte non verso ciò che è destinato a svanire, ma verso ciò che rimane per sempre.