Questa è la storia della discendenza di Giacobbe.
Giuseppe all'età di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente.
Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più.
Quando Giuseppe aveva quattordici anni, sognò di volare. Non con le ali, né con un aereo: volava da solo, come nei video giochi, con le braccia aperte, sopra i tetti rossi di Siena e le torri di San Gimignano, sopra il fiume, sopra gli alberi di ulivo e la terra rossa delle campagne, sopra il cinguettio dei passeri e il grugnito dei cinghiali, sopra il vociare delle massaie e la voce di suo padre che lo chiamava per cena.
Sorrideva nel sogno, sicuro che nulla l'avrebbe mai fatto smettere di volare. E poi si svegliò.
Otto anni dopo, Giuseppe è in una cella venezuelana, con le mani sporche di domande e una fedina penale intrecciata dai suoi stessi fratelli.
Questo libro comincia lì, nel punto in cui i sogni finiscono dietro le sbarre e sembrano morire. Ma i sogni veri non muoiono, si nascondono soltanto. E aspettano.